Doveva succedere oggi.
Nel giorno che celebra le donne: l’8 marzo.
Doveva succedere grazie a 2 donne.
Dopo aver passato diverse settimane in giro per uffici pubblici, senza il famoso mandoob, una sorta di uomo tutto fare, il segretario particolare in grado di assolvere tutte le pratiche burocratiche che questo paese richiede, io ho finalmente avuto la patente di guida!
O meglio finalmente sono riuscita a convertire la mia patente italiana.
Noi siamo andate in giro da sole.
In contesti così maschili da diventare fin troppo “importanti”, “visibili”.
Tre western: una bionda, una rossa e una incinta.
Una che parla italiano, l’altra francese e una arabo.
Quasi quasi sembra una barzelletta, invece è tutto vero.
Tutte e tre con il sorriso, un’infinita pazienza, ma tanta determinazione, abbiamo iniziato dal primo ufficio in Shuwaik.
Di determinazione ce ne è voluta tanta, perché dopo aver fatto la spola al primo ufficio, poi al secondo, fatto un po’ di anticamera, inseguito mille frecce, all’ultimo, una donna velata, l’unica donna che abbiamo incontrato da un ufficio all’altro per ben tre volte, ha trovato sempre qualcosa che mancava, che la volta prima non ti aveva detto.
E ci faceva ricominciare tutto da capo.
Scartabellava, gli infiniti documenti inerenti a mio marito, la sua qualifica, il suo permesso di lavoro, il suo stipendio, la sua laurea, di mio volevano solo la patente italiana da convertire.
Mi sono spesso chiesta, cosa gli importa di quanto guadagna mio marito???
La prima volta mancava un timbro sulla mia patente, la seconda il work permit aggiornato di mio marito, la terza mancava un timbro sulla traduzione in arabo della laurea di mio marito.
Confesso che io ho avuto voglia di mollare.
Come mi era già successo due anni prima e pure quello dopo.
Visto che ogni anno cambiavano regole e diventava più difficile.
Per fortuna con me c’erano Catherine e Vanessa, una francese e una canadese che mi hanno dimostrato che possiamo tutto.
Abbiamo riso tanto!
Se non ci fossero state loro non ce l’avrei fatta!
Come quella volta che per recuperare il work permit, dopo il quarto ufficio visitato, un usciere ha voluto darci il driver del dipartimento per portarci in macchina fino all’ufficio giusto.
Oppure quando, visto lo stato interessante di Vanessa e aver fatto l’ennesima sosta in bagno, in uno ci hanno chiuso dentro, che i bagni femminili non li usa mai nessuno.
E per finire il mio esilarante esame della vista.
Cathy che continuava a dirmi “non dire che hai gli occhiali, perché altrimenti ci fanno fare un altro giro”, e se le dicevo “ma io non ci vedo se iniziano dalle piccole”, lei mi rassicurava, “iniziano dalle grandi”.
Ovviamente hanno iniziato dalle piccolissime e io le ho sbagliate tutte.
E così mi sono inventata “scusi sono italiana, l’alfabeto è diverso” .
E loro hanno iniato a dirmi “DO YOU UNDERSTAND???” , urlando, come se fossi sorda e non al massimo analfabeta.
Cathy ancora ride se ci pensa.
E’ stato un’avventura, sbattute da un quartiere all’altro, ore e ore in macchina.
Ma senza l’arabo della canadese Vanessa e il sorriso aperto della francese Cathy sarebbe stato impossibile.
Io non ci potevo credere che queste donne, che si sono mie amiche, ma insomma non tutti si prodigano così, non tutti perdono mattinate, in poche sono così positive e ridono degli imprevisti.
E non tutte fanno le cose da sole senza chiedere ai mariti.
Hanno avuto ragione loro.
Mi hanno fatto avere la patente.
Dove il mandoob della società aveva fallito.
Loro, noi, da sole, donne ce l’abbiamo fatta.
Ma mi hanno anche ridato un po’ di fiducia nell’essere umano e soprattutto fatto ricordare come ero.
Che ho sbagliato ad arrendermi le altre volte.
E che ridere, ah quanto fa bene ridere.
Confesso che ora ho un po’ paura a guidare, ma dopo tanto tribolare, dopo tanta fatica non posso che buttarmi in strada.
E poi io che credo nei segni, se l’agognato documento è arrivato l’8 marzo per mezzo di due donne, può voler dire solo una cosa: Mimma guadagnati la libertà di guidare, anche in posti dove non sempre è così facile per noi donne esercitarlo.
Evviva le donne!
Mimma.

Che grande!!! Confesso che leggendo i tuoi racconti, verrebbe l’ansia anche a me nel dover guidare in un posto come Kuwait dove tutti corrono e interpretano a modo loro il codice della strada… Forza e coraggio, buttati nella mischia…Alla fine chi va piano va sano e va lontano!!!
Bravissima Mimma, anzi: bravissime tutt’e tre!
grazie futura donna sposata….ahhhh un abbraccio
Mi ricorda molto i vari iter italiani per delle sciocchezze di cui ci lamentiamo sempre e soprattutto di cui gli expat non sentono la mancanza. Forse che tutto il mondo è paese?????!!! Bravissime voi comunque! Anna
Diciamo che un iter così per avere la patente non l’avevo mai letto da nessuna parte…..però si, tutto il mondo è paese.
Ma bravissime!!!!!!!!!
Grazie mille…..e oggi ho pure guidato. doppia evviva.
E brave donne!!! Confesso, però, che leggendo dei tuoi andrivieni tra ufficio, mi sembrava stessi descrivendo la burocrazia italiana!!!
Buona guida Mimma!
Si penso che tra Italia e Kuwait a chi si complica di più la vita con la burocrazia è dura scegliere, anche se da noi per avere la patente mica è necessario fare questa trafila.
Ben fatto Mimma!!!!